RIASSUNTO

Nella presente nota viene descritta una meridiana frammentaria realizzata in marmo rinvenuta in località La Selvaggia presso Rosignano Marittimo (Livorno). La tipologia del manufatto e dei reperti presenti sul luogo del ritrovamento, consentono di attribuire la meridiana ad epoca romana e più precisamente ad un periodo compreso fra il I a.C. ed il III sec. d.C.

Si tratta del primo ritrovamento nella Provincia di Livorno di un manufatto di questo tipo.

 

 

PAROLE CHIAVE: La Selvaggia, Livorno, marmo, meridiana romana, Rosignano Marittimo.

 


Tratto da: Francesca Manenti & Franco Sammartino, "Meridiana romana in marmo dalla località La Selvaggia, Rosignano Marittimo (Livorno)", Quaderni del Museo di Storia Naturale di Livorno, n.22: 29-33 (2009)


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RIASSUNTO

Viene descritta la scoperta di un sito del Paleolitico superiore a Villa Padula, in località Le Sughere, alla periferia est di Livorno. L'industria litica, composta da 612 manufatti, in alta percentuale su lama, potrebbe essere attribuita ad una fase finale dell'Epigravettiano antico o immediatamente successiva, certamente precedente all'Epigravettiano finale, in particolare per la forte percentuale di reperti di media taglia, presenza di strumenti a "cran" e prevalenza dei grattatoi lunghi sui corti, con una buona percentuale di strumenti microlitici, ma con strumenti geometrici assenti. Sono stati rinvenuti, anche se scarsi, oggetti in osso, conchiglia, steatite ed ematite.

Una macchia scura nel terreno, con contorno sub-circolare, e la concentrazione dei reperti attorno ad essa farebbe pensare ad una struttura abitativa temporanea come una tenda. 

Sito Paleolitico Padula 7 

 

PAROLE CHIAVE: Epigravettiano, steatite, Livorno.

 


Tratto da: Sammartino F., "Il sito epigravettiano di Villa Padula - Le Sughere (Livorno)", Quaderni del Museo di Storia Naturale di Livorno, 22: 43-55 (2009)


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Dal punto di vista ecclesiastico il territorio livornese nei secoli XII-XIV, racchiuso a nord dallo Stagno, a sud dal rio Fortulla, a est dalla via di Maremma (grosso modo l'attuale via Emilia) a ovest dal mare, era diviso in 6 pievanie: Livorno, Ardenza, Limone, Camaiano, Vicarello, San Lorenzo in Piazza. La pievania era una circoscrizione ecclesiastica, dotata di una pieve, con fonte battesimale, diritti di riti funebri, messe e  liturgie. Nel territorio della pieve potevano esserci  chiese, eremi, cappelle, tutte dipendenti dalla pieve.
La cartina qui riprodotta è una ricostruzione topografica della pievania di san Lorenzo in Piazza, piuttosto ampia e importante.
antiche pievi
 
Voglio dare un esempio di come sia stata possibile la ricostruzione topografica, attraverso la documentazione relativa alla chiesa di Santa Lucia del Monte.
 
Santa Lucia del Monte e la Valle Benedetta
Studiando la toponomastica livornese e incrociando i dati dei vari toponimi, abbiamo scoperto che la località medievale livornese detta ‘Santa Lucia del Monte’ oppure semplicemente ‘Monte’ corrisponde all’odierna ‘Valle Benedetta’. Nell’anno 1215 due vedove, Vezzosa e Francesca, che si trovavano in condizioni di povertà e non avevano altro mezzo per sbarcare il lunario, vendettero per 50 soldi di denari pisani a un ricco mercante pisano, il pannaio Giovanni di Falcone, la quarta parte pro indiviso di una casa in muratura posta nella località “ad Sanctam Luciam de Monte” insieme alla quarta parte di due pezzi di terra campìa compresi nei confini di “Sancta Lucia de Monte”.[1] Nulla possiamo dire sulle venditrici, per le quali i nomi dei rispettivi padri non sono leggibili per intero sulla pergamena; ma il defunto marito di Vezzosa, era un certo Michele da Montione. Ora il toponimo ‘Montione’ si trova ancora oggi vicinissimo alla Valle Benedetta, sotto forma di ‘Poggio Montioni’, a una quota di 346 m sul livello del mare; e questo è il primo indizio per identificare ‘S.Lucia del Monte’. Notiamo poi che il pannaio pisano Giovanni di Falcone è omonimo e sicuramente stretto parente di quel Giovanni di Falcone, pannaio, che tra il 1250 e il 1280 acquistò un enorme numero di proprietà a Colognole, mettendo in piedi quello che da allora diventò il Podere di Colognole, specializzato nell’allevamento delle pecore e nella produzione della lana.[2] Come si vede sulla cartina Colognole confina da vicino con la Valle Bendetta e questo costituisce il secondo indizio per identificare S. Lucia del Monte con la Valle Benedetta. Infine ulteriore notizia che possiamo trarre da questa pergamena è che esiste un territorio di competenza di Santa Lucia del Monte, da intendersi come territorio della parrocchia di tale chiesa, e un centro abitato, dove era situata la casa murata delle due vedove e la chiesa stessa, intitolata appunto a Santa Lucia.
A questo punto risulta abbastanza ovvio avvicinare alla precedente un’altra pergamena, datata 1250, in cui si nomina, come confinante di un terreno posto a Colognole, una certa Tedora vedova di Ursello ‘de Monte’.[3]
Sono alte le probabilità che la località ‘de Monte’ di questa pergamena del 1250, paese di origine del defunto Ursello, corrisponda alla località ‘Sancta Lucia de Monte’ della pergamena del 1215. Anche un frate dell’ospedale di San Ranieri di Livorno, nominato nel 1318, Uguccione ‘de Monte’, proveniva dalla stessa località.[4]
Dalle pergamene medievali pisane ci è nota anche l’esistenza di una ‘Via de Santa Lucia de Monte’, citata come confine del pascolo di Uliveto. Riporto integralmente le parole usate per descrivere tali confini:
 
«Quod curiam et pascuum de Oliveto Plani Portus tenet unum caput in curia de Liburna et partim in Mascione et Struffulo, quem in feudum habet Andreottus Gambetta a marchionibus de Massa, aliud caput in via de Sancta Lucia de Monte que non ibi terminata, latus in curia de Montemaximo que et Anguillaria et partim in terra hominum de Petreto et comitum, aliud latus in terra pleberii de Lardensa et partim in terra que dicitur Ginestraia et Pompogna».[5]
 
Il territorio dell’antica curia, ormai nel 1271 solo pascolo, di Uliveto confinava quindi a Ovest con la curia di Livorno e con lo Struffolo e il Mascione, che erano due paludi o stagni subito a Nord di Livorno; a Nord confinava con la curia di Montemassimo, con la località di Anguillaia, non altrimenti nota, e con la terra degli uomini (ovvero del comune) di Pietreto, tuttora esistente vicino a Parrana San Martino; a Sud confinava con la pievania di Ardenza (delimitata dal fiume Ardenza), con la località di Ginestraia e con Popogna, che esistono ancora oggi. Rimane da dire del confine orientale del pascolo di Oliveto, che essendo costituito secondo le paroli originali medievali dalla ‘Via de Sancta Lucia de Monte’, non ha un vero corrispettivo sulle carte odierne. Inevitabilmente però tale confine orientale doveva essere costituito da una linea che, grosso modo, andava da Nord verso Sud, fino a raggiungere la località di Ginestraia; proprio questo è il persorso di un sentiero che parte dalla località Il Crocione, alle pendici del Monte Corbolone, e si lascia a Ovest il Poggio della Fontaccia, la Cava di Talco, le località della Sambuca e le Casine, mentre si lascia a Est tutto il Monte della Poggia e il poggio Cancellaia. Il sentiero poi prosegue verso Casa Santa Maria e la Valle Benedetta. Questa poteva essere la medievale Via de Sancta Lucia de Monte. Naturalmente dobbiamo immaginare che quando il sentiero girava verso est per raggiunge Casa Santa Maria, il confine fra il pascolo di Oliveto e il territorio di Parrana si staccava dalla via andando verso la località di Ginestraia e proseguendo ancora fino al fiume Ardenza, confinando in quest’ultimo tratto con il territorio di Popogna.
Anche di Ginestraia si può dire qualcosa. Nel Medioevo era un piccolissimo centro abitato, come ci è attestato dal nome di un abitante proviente da quel luogo. Infatti nel 1206 il conte Malaparuta dei Conti di Montemassimo, vendette all’ospedale di san Leonardo di Stagno le terre di sua proprietà, tenute da alcuni suoi livellari; tra questi livellari figurano i figli di Giovanni da Ginestraia:

«omnes terras et totum tenimentum, quas et quod a me habent et tenent filii quondam Iohannis de Ginestraia et Bona eorum mater et habuit et tenuit ipse Iohannes, de quo tenimento consueverunt reddi et redduntur annuatim sestaria quattuor et dimidium frumenti».[6]
 
Ancora la stessa località compare nel 1250, quando Martinella, figlia del fu Enrico da Ginestraia, acconsente alla vendita di un pezzo di terra fatta da suo marito, Pegolotto da Montemassimo figlio del bovaio  Giovanni.[7]
Il toponimo Sancta Lucia de Monte fa evidente riferimento a una chiesa lì esistente fin da prima del XIII secolo. L’intitolazione di una chiesa a Santa Lucia non è una rarità nel Medioevo; per limitarsi alla nostra zona ricordiamo Santa Lucia di Poggio di Sigerio (Guasticce) attestata nel XIII secolo e Santa Lucia di Ardenza a partire dal XIV secolo (quest’ultimo titolo è passato alla chiesa di Antignano nel XVIII secolo).
La chiesa di Santa Lucia de Monte, attestata fin dalla prima citazione ritrovata del 1215, ma chiaramente esistente da prima, stranamente non si ritrova negli elenchi delle pievi e cappelle risalenti alla fine del XIII secolo e agli inizi del XIV. Invece figura nell’elenco del 1371, con la dizione ‘ecclesia sancte Lucie de Monte’,[8] come anche nell’elenco del 1421.[9] La sua appartenenza alla pievania di San Lorenzo in Piazza, attestata in questi due elenchi, ci fa pensare che il suo territorio, che non figura come un comune a sé stante, durante il periodo della repubblica pisana appartenesse al comune delle Parrane o, per il periodo il cui le Parrane furono divise in due comuni, al comune di Parrana Vecchia (Parrana San Martino).
Con il 1421, con lo stabilizzarsi del dominio fiorentino questa località entrò a far parte del Capitanato di Livorno (Capitanato Vecchio).
La settecentesca Villa Huygens sarebbe stata costruita nel luogo della vecchia chiesa di Santa Lucia, nella località che allora si chiamava "Prati di Santa Lucia". Una cappella ottagonale, costruita ex novo fu dedicata dalla famiglia Huygens a questa santa in memoria dell'antico culto [10].
 

  • [1] Archivio di Stato di Pisa (ASPiDiplomatico Cappelli 1216 novembre 15 stile pisano (1215 stile comune), n.22.
  • [2] G. Ciccone, Collesalvetti nel Medioevo, Ospedaletto 1998, pp.68-70.
  • [3] ASPi Diplomatico Cappelli 1251 novembre 17 stile pisano (1250 stile comune), n.45.
  • [4] ASPi Diplomatico Primaziale 1318 stile pisano, n.1047. Per l’ospedale di San Ranieri di Livorno v. G. Ciccone & S. Polizzi, «Liburna» e «Planum Portus». Ricerche sul territorio livornese nel Medioevo fino all’inizio del XIV secolo. I. L’ospedale di san Ranieri «pro usu et hospitalitate pauperum», in La Canaviglia anno 1984, fasc. 1, pp.155-164.
  • [5] ASPi Diplomatico S.Lorenzo alla Rivolta 1272 novembre 10 stile pisano (1271 stile comune), n.439.
  • [6] ASPi Diplomatico S.Lorenzo alla Rivolta 1207 novembre 16 stile pisano (1206 stile comune), n.235.
  • [7] ASPi Diplomatico S.Lortenzo alla Rivolta 1251 novembre 27 stile pisano (1250 stile comune), n.389.
  • [8] Archivio Arcivescovile di Pisa (AArcPiEstimi 1, c.33r.
  • [9] AArcPi Estimi 2, c.49r.
  • [10] M.F.Boyer Benini, La Valle Benedetta, Livorno 1983, pp.17-8.
 

RIASSUNTO

Vengono descritti i materiali raccolti in superficie sul versante ovest del rilievo collinare di Monte Maggiore, ad est della città di Livorno. La zona dei ritrovamenti è posta a 360 m. s.l.m. in un'area pianeggiante di circa 200 mq. interessata da macchia mediterranea su substrato di serpentinite alterata con scarso strato umifero.

Si tratta di 306 manufatti, sparsi in un'area di 16 mq., principalmente scarti di lavorazione e nuclei. Gli strumenti sono scarsi e comprendono trapezi, grattatoi, troncature, lamelle di cui due in ossidiana. Sono stati raccolti anche pochi frustoli di ceramica d'impasto ed alcuni oggetti in steatite.

Le caratteristiche dell'industria consentirebbero di attribuire questo gruppo di oggetti ad un momento iniziale del Neolitico, evidenziando punti di contatto con i siti del primo neolitico della Toscana settentrionale e la Liguria orientale.

 

Sito Neolitico Mte Maggiore

 PAROLE CHIAVE: Industria litica, Neolitico, Monte Maggiore, Livorno. 

 


Tratto da: Sammartino F., "Il sito del Neolitico antico di Monte Maggiore (Livorno)", Quaderni del Museo di Storia Naturale di Livorno, 24: 21-27 (2011-2012)


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L'acasottocquedotto di Colognole (o Leopoldino o del Poccianti) si diparte dalle sorgenti del Torrente Camorra e con un percorso di circa 20 Km raggiunge la città di Livorno, che dal 1816 al 1912 ha utilizzato l'acquedotto come principale mezzo di rifornimento idrico.
Le sorgenti principali sono quattro (le Polle Maggiori, i "casotti del Poccianti", splendidi "tempietti" custoditi nella lecceta secolare delle sorgenti). Dalle sorgenti l'aqua entra nel condotto che, dirigendosi verso il Torrente Morra, discende con scale verso il Bottino Tondo (1812) dove l'acqua ha una precipitosa caduta per poi essere convogliata nei sottostanti cisternini. l termine della scalinata affacciandosi alla balaustra si apre lo spettacolo di altri piccoli gioielli architettonici incastonati nel Morra.
Il condotto, in pietra, a trattti corre su alte mura. Scende fino a Colognole, attraversa le Parrane, acquista aspetti suggestivi nel susseguirsi di trafori ed arcate. Il condotto poi procede lungo la Via delle Sorgenti per giungere al Cisternino di Pian di Rota, dove troviamo il Purgatorio per il filtraggio delle acque.
 
 
 
 
 
BIBLIOGRAFIA:
  • Isabella Arrighi "L'Acquedotto di Colognole (1792-1868)-La storia, la memoria, i documenti di un'architettura" Ed. Comune di Livorno-Comune di Collesalvetti-A.SE.M.
  • Renzo Mazzanti, Mario Taddei, Luciano Cauli "Gli antichi acquedotti e le acque minerali di Livorno e dintorni" - Pacini Editore
 WIKIPEDIA:

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