Titolo esteso:

Contributo alla conoscenza della flora vascolare dei Monti Livornesi: analisi preliminare e ritrovamenti notevoli e curiosi

Parole chiave: Flora, Monti Livornesi, studio preliminare

L'indagine floristica nella provincia di Livorno nell'ultimo trentennio è stata indirizzata soprattutto verso lo studio della flora dell'Arcipelago mentre l'area delle Colline Livornesi e delle zone ad esse immediatamente contigue non era ancora stata prese in considerazione al fine della redazione di una checklist della flora vascolare. Nonostante la notevole antropizzazione dell'area studiata ed i seri problemi relativi alla gestione del territorio, durante questa indagine iniziata nell'estate 2010 in accordo con il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo è stato possibile stilare finora una checklist di 880 tra entità specifiche e subspecifiche appartenenti a 456 generi. Nell'articolo sono riportati alcuni ritrovamenti notevoli ed altri di specie curiose oltre ad una prima analisi della flora vascolare.

 

In allegato il testo integrale del documento, corredato di immagini e bibliografia

Allegati:
FileDescrizioneDimensione del File
Scarica questo file (Contributo alla conoscenza della flora vascolare dei Monti Livornesi analis~.pdf)Contributo alla conoscenza della flora vascolare dei Monti Livornesi analis~.pdfVersione integrale1340 kB

 

Parole chiave: aree protette, vegetazione, flora, fauna

DSC00012

Questo lavoro intende fornire un primo contributo alla conoscenza del sistema di aree soggette a protezione nell'ambito del territorio provinciale di Livorno.

Le realtà di interesse naturalistico ricadenti nella Provincia di Livorno, caratterizzata da una estrema varietà di ambienti, comprendono zone umide costiere dulciacquicole o salmastre, ambienti costieri rupicoli o dunali, zone fluviali o tratti di torrenti, aree forestali, boschive o di macchia collinari, zone di gariga.

A tale varietà di habitat corrisponde un patrimonio faunistico ricco e differenziato, con la presenza di specie particolarmente significative, mentre tra le emergenze floristiche sono da segnalare specie relitte di epoca terziaria, nuclei di flora altamente specializzata e specie soggette a protezione secondo la normativa regionale, nazionale e comunitaria.


Tratto da: 2008 - Ruggeri F. "Il sistema di aree protette della Provincia di Livorno״. In: Domenici V., Lenzi A., Montesarchio E. (a cura di) "Codice Armonico 2008. Secondo Congresso di Scienze Naturali. Ambiente Toscano", ETS, Pisa, marzo 2008: 175-183. 


In allegato il testo integrale del documento, corredato di immagini e bibliografia

 

 
 
Allegati:
FileDescrizioneDimensione del File
Scarica questo file (Ruggeri_Sistema_aree_protette_2012.pdf)Ruggeri_Sistema_aree_protette_2012.pdfVersione integrale stampabile3602 kB

Parole chiave: biodiversità, protezione habitat, specie vegetali e animali, emergenze geo-mineralogiche, aree archeologiche

Vengono esposti i risultati di una ricerca condotta sul Sito di Interesse Regionale «Monte Pelato», ubicato nel Comune di Rosignano Marittimo. Lo studio ha preso spunto da una relazione finalizzata a valutare l'incidenza degli effetti indotti dal nuovo Regolamento Urbanistico sul sito in oggetto [1].

La ricerca, effettuata nell'arco di due anni, è stata svolta da alcuni componenti del Gruppo Archeologico e Paleontologico Livornese, con il contributo dei ricercatori del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno e del Museo di Storia Naturale di Rosignano Solvay.

Il sito ha un'estensione di circa 835 ettari e si colloca territorialmente fra due aree del Sistema Provinciale delle Aree Protette: a sud-est il Parco dei Poggetti, distante circa 4 km, e a nord l'A.N.P.I.L Valle del Chioma, posta a circa 1 km. Il perimetro del SIR Monte Pelato dista dai centri abitati più vicini (Nibbiaia, Castelnuovo della Misericordia e Castiglioncello) circa 1 km, è quasi interamente circondato da boschi e racchiude un'area pressoché disabitata. La rete viaria minore (strade vicinali e poderali) è interamente sterrata, inadatta quindi ad un traffico veicolare intenso. La quota sale dai 40 m s.l.m. vicino alla foce del Botro Fortulla, fino ai 375 m di Monte Pelato.

Materiali e metodi

Le aree ecosistemiche presenti al suo interno (tabella 1) sono state desunte dalla «Carta dell'uso del suolo» in scala 1:5000, redatta per fotointrepretazione da immagine satellitare del 2003 e controllo a terra.
L'insieme dei suddetti ecosistemi definisce un quadro ambientale eterogeneo e diversificato, dove alla prevalente presenza del bosco si unisce un'agricoltura semiestensiva condotta in modo tradizionale, con largo uso del pascolo ovino e del biologico. L'abbondanza di siepi «residue» (nei terreni a seminativo) e «rigenerate» (sui terrazzamenti abbandonati), garantisce un buon livello di naturalità all'interno dello stesso agroecosistema.

Habitat e specie vegetali

Le fitocenosi caratteristiche sono costituite da:
  • Macchia mediterranea di arbusti sempreverdi con dominanza di Juniperus macrocarpa nelle zone cacuminali più rocciose.

  • Macchia di sclerofille sempreverdi con infiltrazioni più o meno abbondanti di Fraxinus ornus (nel versante nord del Monte Pelato), Quercus pubescens e Ostrya carpinifolia (nei versanti e nelle vallecole più fresche del Poggio San Quirico e Poggio al Tedesco).

  • Boschetti di caducifoglie mesofile ripariali negli alvei dei corsi d'acqua a regime stagionale.

  • Lecceta lungo il corso del botro Fortulla (sponda sinistra).

  • Pratelli con garighe rade, ricche di bulbose tra cui le liliacee e le orchidaceae.

  • Associazioni pioniere con camefite su rocce verdi od ofiolitiche.

  • Pinete di Pinus pinaster e Pinus halepensis nelle aree interessate dai rimboschimenti delle ex cave di magnesite di Castiglioncello e Campolecciano

Gli habitat soggetti a protezione (Allegato A1 della L.R. 56/2000), secondo la scheda «SIR B 10 Monte Pelato» della delibera di G.R. 644/04, sono riportati in tabella 2.

Ulteriori habitat sono stati individuati durante le indagini di campagna, tra i quali, di particolare interesse, la vegetazione pioniera delle rocce ultramafiche (Monte Pelato [2], Monte Carvoli) con presenza di endemismi ad areale quasi esclusivamente toscano; le sorgenti con formazione attiva di travertino (Sorgente Padula e Cerri Bianchi), caratterizzate da accentuata igrofilia, presenza di stillicidi, popolamenti di crittogame; oltre 10 cavità ipogee (gallerie e condotti di aerazione di miniere abbandonate), probabili rifugi di Chirotteri ed altre specie faunistiche. Nel complesso, gli habitat rilevati sono riportati in tabella 3.

Ad integrazione dell'elenco floristico di tabella 4, si riporta una lista delle orchidee spontanee (non inserite nell'allegato A3 della LR 56/2000) rinvenute nel SIR Monte Pelato, dove sono state censite 18 specie pari al 43% di quelle presenti nel comprensorio dei Monti Livornesi:

Spiranthes spiralis (L.) Chevall.; Dactylorhiza maculata subsp. fuchsii (Druce) Hyl.; Orchis provincialis Balb. ex Lam. & DC; Orchis morio L.; Orchis coriophora L.; Orchis purpurea Huds.; Serapias lingua L.; Serapias cordigera L; Ophrys fusca Link; Ophrys apifera Huds.; Ophrys bertolonii Moretti; Ophrys fuciflora (F.W. Schmidt) Moench; Ophrys sphegodes Mill; Cephalanthera longifolia (L.) Fritsch; Cephalanthera rubra (L.) Rich.

Tabella 1: Ecosistemi presenti nel sito

Tab 01

Tabella 2: Habitat soggetti a protezione

Tab 02

Tabella 3: Altri habitat di particolare interesse

 Tab 03

 

Tabella 4: Specie vegetali rare o di interesse conservazionistico.

Tab 04

Legenda lista di attenzione

II = specie vegetali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione. IV = specie vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. A3 = specie vegetali di interesse regionale la cui conservazione può richiedere la designazione di Siti di Importanza Regionale (SIR). C = specie vegetali protette. C1 = specie vegetali soggette a limitazioni nella raccolta. (*) = specie segnalata nel volume «La Biodiversità in Toscana. Specie e habitat in pericolo» [3].

 

 

Specie animali di interesse regionale, comunitario o prioritarie (tabelle 5-11)

Fra i Mammiferi inseriti negli allegati IV e A2, rispettivamente della Dir 92/43/CEE e della LR 56/2000, è altamente probabile la presenza di alcune specie di Chirotteri (Myotis spp., Nyctalus spp., Pipistrellus pipistrellus, Rhinolophus ferrumequinum), che trovano il loro habitat ideale nella presenza di vaste aree boschive associate a campi aperti destinati a pascolo e alla presenza di ripari, tra i quali si ricordano le gallerie delle ex-miniere presenti in zona (miniere di ferro della Macchia Escafrullina e miniere di magnesite di Campolecciano e Castiglioncello).

È auspicabile uno studio specifico che porti al censimento delle colonie presenti, all'individuazione dei rifugi e delle aree di foraggiamento al fine di predisporre le adeguate misure di protezione.

Il SIR Monte Pelato e la fascia di territorio circostante comprendente le località: Spianate, Masaccio, Bucacce, Tagliola, La Macchia, Giammaria e Serre, costituiscono un'area di notevole importanza per la sosta di uccelli migratori e per la nidificazione di alcune specie inserite nella Lista Rossa Regionale [4], a rischio di scomparsa per la rarefazione degli habitat.

Le aree a pascolo, le praterie, l'agricoltura semi estensiva di questi luoghi, costituiscono un ambiente residuale prezioso dal punto di vista ornitologico.

Più delle moderne pratiche agricole qui sono da temere i processi di rinaturalizzazione che interessano i coltivi (abbandonati ormai da molti anni), i quali evolvono verso formazioni dense ed arborate, uniformando il paesaggio e riducendo la diversificazione degli habitat.

Nelle pozze di abbeverata di Casa San Quirico è stata rilevata la presenza di tritoni che non è stato possibile classificare (febbraio 2006).

Nel Botro Fortulla è da segnalare anche la presenza di Anguilla anguilla e del Mollusco Ancylus fluviatilis, specie non inserite negli elenchi della LR 56/2000.

 

 

Tabella 5: Mammiferi di interesse conservazionistico presenti nel sito

Tab 05

 

Legenda lista di attenzione

IV = specie animali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. IV* = specie prioritaria. V = specie animali di interesse comunitario «il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbe formare oggetto di misure di gestione». A2 = specie animali di interesse regionale la cui conservazione può richiedere la designazione di Siti di Importanza Regionale (SIR). P = specie protette. P* = specie particolarmente protette. (*) = specie segnalata nel volume «La Biodiversità in Toscana. Specie e habitat in pericolo». 



Tabella 6: Uccelli di interesse conservazionistico di cui è stata rilevata la presenza nel sito.

Tab 06

Legenda lista di attenzione

I = specie per le quali sono previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l'habitat. A2 = specie animali di interesse regionale la cui conservazione può richiedere la designazione di Siti di Importanza Regionale (SIR). P = specie protette. P* = specie particolarmente protette. B = altamente vulnerabile. B*=mediamente vulnerabile. C = specie rara. (*) = specie segnalata nel volume «La Biodiversità in Toscana. Specie e habitat in pericolo» [3]. 

 

Tabella 7: Rettili di interesse conservazionistico presenti nel sito.

Tab 07

Legenda lista di attenzione

II = specie animali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione. IV = specie animali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. IV* = specie prioritaria. B = specie animali protette.

 

Tabella 8: Crostacei di interesse conservazionistico presenti nel sito.

Tab 08

Legenda lista di attenzione

B = specie animali protette.
  

Tabella9: Anfibi di interesse conservazionistico presenti nel sito.

Tab 09

Legenda lista di attenzione

B = specie animali protette. B1 = specie animali soggette a limitazioni di prelievo.

 

Tabella 10: Pesci di interesse conservazionistico presenti nel sito.

Tab 10

Legenda lista di attenzione

II = specie animali di interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione. A2 = specie animali di interesse regionale la cui conservazione può richiedere la designazione di Siti di Importanza Regionale (SIR).

 

Tabella 11: Insetti di interesse conservazionistico presenti nel sito.

Tab 11

 

Aspetti geo-mineralogici

L'area in studio è caratterizzata da notevoli affioramenti di serpentiniti dalla costa fino alla cima del Monte Pelato, interrotti nella parte centrale dai sedimenti del Cretaceo inferiore consistenti in argilloscisti e calcari silicei «Palombini», e da quelli del Cretaceo superiore formati da argilloscisti varicolori del Fortulla e dal Flysch di Poggio S. Quirico del Paleocene medio [5]. In queste formazioni, sul Botro Fortulla si ha un'esposizione di una piega tettonica di notevole bellezza. Nell'area di studio sono presenti anche limitati affioramenti di diabase e gabbro. Nella parte nord del SIR, si trova inoltre un modesto, ma molto interessante, affioramento di idrotermaliti, rocce originate dalla profonda alterazione di ofioliti, caratteristiche per la presenza di numerosi filoncelli di calcite e quarzo distribuiti nella massa rocciosa con andamento caotico.
Degne di nota sono le formazioni di travertino nei pressi di Occhibolleri e lungo il corso di vari torrenti. L'erosione del substrato umifero e l'esposizione ai venti impedisce lo sviluppo vegetazionale se non in forme di gariga in ampie zone del Monte Pelato, permettendo una notevole esposizione delle rocce. L'area del Monte Pelato è quella con la più ampia esposizione rocciosa naturale dei Monti livornesi. Sul versante occidentale sono state aperte in passato varie trincee, pozzi, cave e gallerie per la ricerca e l'estrazione della magnesite e di ossidi di manganese.
Le più note sono la miniera di ferro di Macchia Escarfullina, le miniere di magnesite di Campolecciano, Castiglioncello e Macchia Escarfullina, e le cave, sempre di magnesite di Botro Masaccio, Mammellone, Santa Barbara e Speranza. Questi giacimenti, che le cave e le gallerie sono andate ad intercettare, sono di tipo filoniano e sono dovuti all'azione idrotermale di acque particolarmente ricche di anidride carbonica, risalite lungo le faglie correlate ai filoni. L'ipotesi della genesi idrotermale trova riscontro anche nella presenza delle sorgenti termali ancora attive, ricche di anidride carbonica, di Occhibolleri e Padula a nord ovest di Monte Pelato e di grande interesse naturalistico.
Tracce di trincee per l'estrazione di ossidi di manganese si trovano nella zona di Campolecciano [6], inoltre a poche decine di metri dalla sommità di Monte Pelato è stata individuata di recente, una piccola galleria, lunga circa 20 m, scavata nel serpentino.
Sono ancora in corso indagini per stabilire lo scopo della sua escavazione. Potrebbe trattarsi di un tentativo di ricerca di minerali di rame data la presenza di malachite e azzurrite nelle vicinanze.
In relazione alla modesta entità dell'area in studio, notevole è il numero delle specie e delle varietà mineralogiche presenti [7], oltre trenta, alcune delle quali individuate di recente, ancora in fase di studio ed in attesa di determinazione: marcasite, pirite, melnikovite?, magnetite, quarzo, calcedonio, opale, brookite, anatasio, limonite, goethite, magnesite, dolomite, calcite, aragonite, malachite, azzurrite, barite, melanterite, epsomite, copiapite, andradite, vesuvianite, clorite, diallagio, antigorite, crisotilo, steatite , halloysite, wolchonskoite e la rara melanoflogite, unico sito al mondo dove si può trovare con una certa abbondanza [8].
Da citare anche la presenza di ematite, di provenienza alloctona (Isola d'Elba), a testimonianza di attività metallurgiche (di varie epoche), delle quali, frequentemente, si trovano tracce lungo la costa livornese.

Aspetti paleontologici

In questo territorio non si hanno importanti giacimenti fossiliferi, comunque sono da evidenziare numerose impronte fossili, lasciate da animali invertebrati su fondali marini di oltre sessanta milioni di anni fa, individuati in diversi strati nelle formazioni del Cretaceo inferiore. Assai interessanti sono delle formazioni concentriche, anche di 20 cm di diametro, tuttora in corso di studio, che sembrerebbero appartenere a formazioni algali, sempre del Cretaceo.

Presenze archeologiche

La presenza umana nell'area è documentata dal ritrovamento di testimonianze riferibili a periodi che vanno dal Paleolitico medio all'età contemporanea; un filo comune lega le diverse civiltà che nel corso dei secoli vi hanno lasciato tracce più o meno evidenti: lo sfruttamento delle abbondanti (e talvolta particolari) risorse naturali che la zona poteva offrire. Il SIR è coperto per il 93% da vegetazione per cui la ricerca archeologica di superficie è particolarmente difficoltosa, comunque in alcuni punti, privi di copertura vegetale, sono state trovate tracce di frequentazione umana anche nella preistoria [9]. Sono stati raccolti in superficie alcuni manufatti di tipo Paleolitico medio in località Campolecciano, Le Spianate, alle Cave di magnesite, Casa Masaccio e a Case San Quirico. Pochissimi reperti di tipo Paleolitico superiore provengono da Pian dei Lupi, Le Serre, e Case San Quirico mentre all'Eneolitico è stata attribuita una bellissima cuspide di freccia in diaspro in rosso, rinvenuta negli anni sessanta del secolo scorso, sempre a Case San Quirico [10]. Il reperto è associabile alle attività di caccia praticate nella selva locale.
Di eccezionale importanza, la necropoli etrusca databile fra gli inizi del III e la fine del II a. C. scoperta a Pian dei Lupi, non distante dall'antica strada di crinale delle «Serre». La necropoli ha restituito oltre 70 sepolture, per la maggior parte a pozzetto, ma anche a cassetta, a testimonianza di pratiche rituali di incinerazione e inumazione. I corredi sono composti da suppellettili in ceramica sia acroma che a vernice nera, e da oggetti in ferro e bronzo e da ornamenti in argento e oro che rivelano la presenza di un ceto aristocratico che traeva la sua ricchezza dall'agricoltura e dal commercio delle derrate pregiate ivi prodotte [11].
Di non minore importanza la fortezza d'altura di Monte Carvoli, sempre di epoca etrusca, che conserva ancora parte delle possenti mura disposte su due livelli. La cinta inferiore (a quota 310 m s.l.m.), realizzata in blocchi di serpentinite irregolari, sovrapposti a secco, ha uno spessore di 1,5 m ed è visibile per una lunghezza di circa 465 m. La cinta superiore (a quota 350 m s.l.m), realizzata in conci squadrati, è lunga 167 m e racchiude un'area di 1500 mq. La frequentazione umana in epoca romana è al momento testimoniata da resti di laterizi e scarsi frammenti di vasellame, in località Poggio al Tedesco, Le Spianate e presso le sorgenti ipotermali di Occhibolleri e Padula. In quest'ultima località furono rinvenuti, nella seconda metà dell'Ottocento, abbondanti reperti costituiti da vasi, utensili e numerose monete di età romana, che attesterebbero una frequentazione della sorgente per scopi termali [12]. Al medioevo potrebbe essere riconducibile la presenza della chiesa di S. Giusto di Monteremo, di cui si è persa ogni traccia, ubicata secondo Virgili ad ovest del Poggio S. Quirico, non distante dal torrente Fortulla [13]. Per quanto concerne l'Età moderna una rappresentazione del territorio in esame è fornita dal plantario allegato all'Estimo di Castelnuovo della Misericordia (1795) dove compaiono interessanti toponimi derivati dal sistema di vita dell'epoca, ora legati all'economia del bosco (Porcareccia di S. Quirico alto, Carbonaia dei Cerri Bianchi, Piazza di Mattiolo, etc.) ora alla presenza di sorgenti di acque «minerali» (del Crocino, di Occhibolleri) [14]. All'età contemporanea risale il «Muraglione», possente diga costruita intorno alla metà dell'Ottocento nell'alta valle del Fortulla per raccogliere riserve d'acqua necessaria al funzionamento di alcuni mulini posti più a valle [15].

Conclusioni

L'indagine di campagna ha confermato il pregio ambientale e naturalistico dell'area, rafforzando quanto riportato nella bibliografia di riferimento. Sono state individuate emergenze geo-mineralogiche e nuovi habitat ed è stato implementato l'elenco delle specie animali e vegetali di interesse regionale presenti nel SIR. Visto l'elevato valore delle componenti ecosistematiche in gioco, considerata l'ampiezza dell'area di studio e le testimonianze storico culturali che l'uomo vi ha lasciato in passato, è auspicabile che a questa indagine «preliminare» segua una ricerca multidisciplinare più approfondita, così da definire in maniera ancor più esaustiva il quadro ecologico delle conoscenze ed il ruolo che le componenti biologiche ed antropiche rivestono nella strutturazione del paesaggio.
Tali conoscenze ci appaiono indispensabili per orientare correttamente le scelte gestionali dell'area, così da garantire un adeguato livello di protezione e, di conseguenza, il mantenimento di un'elevata soglia di biodiversità.

Ringraziamenti

L'implementazione dei dati censuari sulle specie di interesse regionale o comunitario è stata condotta con il contributo di persone di fiducia, che qui ringraziamo e rammentiamo: Dott. Carlo Baldacci (Gruppo Ornitologico, Mus. Stor. Nat. di Rosignano Solvay): comunicazione scritta. Dott. Mairo Mannocci, Sig. Bruno Quochi (Gruppo Botanico Livornese e Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee, Mus. Stor. Nat. del Mediterraneo di Livorno): comunicazione scritta Dott. Alessandro Voliani (ARPAT - Livorno).

Bibliografia

[1] R. Branchetti, Relazione per la valutazione di incidenza sui siti di interesse regionale: «ZPS Tomboli di Cecina» e «SIR Monte Pelato». Comune di Rosignano Marittimo: 2007.
[2] L. Zocco Pisana, P.E. Tomei, Contributo alla conoscenza della flora livornese: gli affioramenti serpentinicoli di Monte Pelato e Poggio alle Fate. Quad. Mus. Stor. Nat. Livorno 1990, 11: 1.
[3] Regione Toscana, La Biodiversità in Toscana. Specie e habitat in pericolo, 2002.
[4] P. Sposimo, G. Tellini, Lista Rossa degli uccelli nidificanti in Toscana. Riv. Ital. Orn, 1995, 64 (2): 131.
[5] E. Bartoletti, A. Bossio, M. Esteban, R. Mazzanti, R. Mazzei, G. Salvatorini, G. Sanesi, P. Squarci, Studio geologico del territorio comunale di Rosignano Marittimo in relazione alla carta geologica alla scala 1:25.000. Suppl. 1, Quad. Nus. St. Nat. Livorno. 1985, 6: 33.
[6] P. Savi, G. Orosi, Notizie geologiche e chimiche intorno alle acque acidule e ferruginose di San Quirico presso Livorno, Livorno: 1894.
[7] R. Nannoni, F. Sammartino, I minerali dei Monti Livornesi. Ed. Calderini, Bologna: 1979.
[8] M. Grassellini Troysi, P. Orlandi, Sulla melanoflogite del Fortullino (Livorno). Atti Soc. Tosc. Sc. Nat., Mem., Serie A. 1972, 79: 245. A. Lenzi, 1996. La melanoflogite di località Fortullino, Informatore, Giornale del Museo di Storia Naturale di Rosignano Solvay. 1996, 1: 10.
[9] F. Sammartino, Ritrovamenti preistorici nel territorio di Rosignano M.mo, Suppl. 1, Quad. Mus. Stor. Nat. Livorno. 1985, 6: 185.
[10] G. Cremonesi, A. M. Radmilli, Guida alla sezione preistorica del Museo Archeologico di Firenze. Firenze: 1963.
[11] A. Maggiani, S. Palladino, E. Regoli, La necropoli di Pian dei Lupi, St. Etr. 2007, 71: 146.
[12] P. Vigo, Montenero, Guida storico-urbanistica-descrittiva con appendice di documenti inediti. Tip. Gius. Fabbreschi, Livorno: 1902.
[13] E. Virgili, Le pievi e i castelli della Diocesi Pisana nella Marittima (secoli XI-XVI). Pacini Editore (Pi): 1995.
[14] G. Milanesi, R. Branchetti, 1995. Strade di pietra. Vie d'acqua e di vento. Un viaggio tra memoria e progetto. Pisa: 1995.
[15] R. Branchetti, M. Taddei, Antichi mulini del territorio livornese. Comune di Livorno. Quaderni dell'Ambiente 11. Pisa: 2006.
 
 

RIASSUNTO: In questa nota viene segnalato il primo ritrovamento di Cephalanthera damasonium (Mill.) Druce per la provincia di Livorno (Toscana, Italia centrale).
Parole chiave: Cephalantheradamasonium, Orchidaceae, Livorno.
 
SUMMARY: The first occurrence of Cephalanthera damasonium (Mill.) Druce in the province of Livorno (Tuscany, central Italy) is reported in this note.
Key words: Cephalantheradamasonium, Orchidaceae, Livorno.
 

Fig 1Introduzione

Cephalanthera damasonium (Mill.) Druce 1906 (syn.: C. pallens (SW.) Rich., C. latifolia Janch., C. alba Simonkai; basionimo: Serapias damasonium Mill. 1768; nome italiano: Cefalantera giallognola) è un taxon caratterizzato da distribuzione eurimediterranea appartenente ad un genere a distribuzione eurasiatica che comprende 15 entità.
La prima descrizione di questa specie è del botanico svizzero Jean Bauhin che nell'opera Historia plantarum universalis (AA.VV., 1651) scrive di "Damasonium alpinum sive Elleborine, floribus albis" (Fig. 1). Successivamente l'inglese Philip Miller nell'ottava edizione del Gardeners Dictionary la descrisse con il basionimo di Serapias damasonium Mill. (Miller, 1768), mentre fu George Claridge Druce che introdusse quello che è il binomio attualmente accettato (Druce, 1906).
Gli habitat in cui è possibile rinvenire questa specie sono costituiti prevalentemente da boschi di latifoglie, frequentemente in posizione ombrosa, ma anche ai margini di questi e nelle schiarite, sempre su suolo calcareo e ben drenato. In Italia è presente in tutte le regioni, tuttavia, se risulta piuttosto comune sull'arco alpino e nelle regioni prealpine, la sua presenza si dirada nella penisola e nelle isole dove, in realtà, risulta piuttosto rara (AA. VV., 2009).
Nel territorio della Provincia di Livorno il genere Cephalanthera era finora rappresentato da 2 specie: C. longifolia (L.) Fritsch, piuttosto comune e regolarmente ritrovata negli ultimi 30 anni sia nella parte continentale della provincia (Ansaldo et. al., 1988; Barsotti, 2000), sia nell'arcipelago (Mannocci, Barsotti, 1989; Fossi Innamorati, 1991; Foggi et al., 2001; Breiner e Breiner, 2001; 2002; Tyteca, 2003) e C. rubra (L.) L.C. Rich., segnalata nell'area livornese sul suolo labronico (Del Prete, 1977).
Quest'ultima specie, definita anch'essa relativamente rara soprattutto nelle terre basse delle regioni peninsulari, nella provincia di Livorno in certe stazioni è piuttosto abbondante, pur se con distribuzione apparentemente puntiforme (comunicazione degli autori). Diversamente, nonostante le frequenti indagini orchidologiche che hanno interessato il territorio livornese, C. damasonium finora non era mai stata osservata.

DescrizioneFig 2

La pianta è dotata di apparato radicale in cui da un breve rizoma si dipartono numerose radici carnose fascicolate, mentre lo scapo robusto, scanalato, e per lo più glabro, risulta più spesso eretto e compreso solitamente tra i 20 ed i 60 cm. Le foglie basali e le prime cauline di forma ovata-lanceolata (rapporto larghezza/lunghezza = 0,24-0,5) (Fig. 2) ad apice acuto costituiscono il miglior carattere diagnostico per poter distinguere C. damasonium dall'altra cefalantera a fiori bianchi, C. longifolia che, diversamente, ha sempre foglie lanceolato-lineari (rapporto larghezza/ lunghezza = 0,05-0,33) (Alarcon, Aedo, Flora Iberica web site) L'infiorescenza piuttosto lassa e solitamente più povera di quella che si osserva in C. longifolia, presenta fino a 13 fiori sessili le cui brattee fogliacee, piuttosto vistose, ovate e ad apice acuto, superano in lunghezza l'ovario (Fig. 3) (in C. longifolia sono sempre più corte e lineari).
I fiori senza sperone sono bianco crema e si aprono completamente solo qualora si presentino le condizioni di luminosità adatte. I sepali sono ovato lanceolati, il superiore spesso è ripiegato in avanti sui petali ovati ad apice ottuso e conniventi, che risultano più corti dei sepali. Il labello è anch'esso più corto dei sepali con epichilo cordiforme-reniforme ed ipochilo contraddistinto da una macchia giallognola e due lobi laterali arrotondati.

Fig 3Sito di ritrovamento

La prima stazione di C. damasonium in territorio livornese si colloca nella bassa collina a quota 140 m s.l.m., all'interno di un'area boschiva alle pendici orientali del Poggio Vaccaie, fra le località di Parrana San Giusto e Parrana San Martino, nel Comune di Collesalvetti. Si tratta di uno sperone calcareo formato da una scogliera fossile a coralli del Membro dei Calcari di Castelnuovo della Formazione del Calcare di Rosignano del Miocene superiore (Lazzarotto et al., 1990).
Il sito è caratterizzato da condizioni pedo-climatiche favorevoli per questa orchidea: un substrato rossastro basico e ben drenato in quanto ricco di piccoli frammenti di roccia calcarea proveniente dal disfacimento dei coralli della scogliera fossile sovrastante; il costone roccioso offre riparo dall'eccessiva insolazione e dagli agenti atmosferici, mantenendo un microclima sufficientemente fresco ed umido; inoltre, non è da sottovalutare l'effetto benefico fornito dal contesto fito-geografico circostante, un'area boschiva fresca, a prevalenza di Quercus cerris L., che contribuisce al mantenimento di una nicchia climatica/ambientale favorevole alla sopravvivenza della piccola popolazione. Nella nuova stazione sono state contate 12 piante, tutte caratterizzate da altezza mai superiore ai 30 cm, delle quali solamente 3 hanno portato a termine il processo della fioritura (con 3-6 fiori/pianta) e della successiva fruttificazione. Le piante rimanenti evidentemente non hanno raggiunto un adeguato stadio di sviluppo per produrre lo scapo fiorale.

 

Conclusioni

La flora orchidologica, sia per la rarefazione di molti habitat ai quali molte specie sono legate, sia per l'estesa attività di brucatura della porzione ipogea da parte di cinghiali, è particolarmente esposta al rischio di estinzione tanto che l'intera famiglia delle Orchidaceae è compresa nella lista di entità protette sul suolo nazionale e comunitario.
Anche se il territorio dei Monti Livornesi è stato a lungo esplorato nel corso di numerose indagini orchidologiche che spesso hanno fornito interessanti scoperte floristiche, C. damasonium un'entità che finora mancava nella ricca flora orchidologica livornese, anche se è accertata per la provincia di Pisa in ambienti collinari-montani come il Monte Pisano (Pierini et al., 2009) a circa 25 Km a Nord e la riserva di Monterufoli-Caselli PI) a circa 35 Km ad Est (Selvi, Bettini, 2004).
La scoperta di questa stazione, oltre a contribuire ulteriormente a descrivere il territorio livornese come zona particolarmente vocata per la flora orchidologica, deve fungere da punto di partenza sia per un'esplorazione più estesa della zona allo scopo della valutazione della reale distribuzione di questa entità, sia da stimolo per un nuovo approccio nello studio delle aree boschive, patrimonio naturale ricco in biodiversità da proteggere.

 

Bibliografia

AA. VV., 1651. Historia plantarum universalis. Tomo III: 516.
AA. VV., 2009. Orchidee d'Italia. Il Castello. Cornaredo.
Alarcon M.L., Aedo C., Cephalanthera Rich. in Castroviejo et al. (eds.), Flora Iberica vol 20, http://www.floraiberica.org/ (anno di consultazione 2011).
Ansaldo C., Garbari F., Marchiori S., 1988. Aspetti floristici e vegetazionali della Valle della Sambuca (Colline livornesi). Quaderni del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno, 9: 45-65. 
Barsotti G., 2000. Storia Naturale dei Monti Livornesi. Il Parco Naturale dei Monti Livornesi-Itinerari Natura. Belforte & C. Livorno.
Breiner E., Breiner R., 2001. Orchideen der Insel Elba. - Berichte aus den Arbeitskreise Heimische Orchideen, 18: 171-175.
Breiner E., Breiner R., 2002. Orchideen der Insel Elba - Fundortverzeichnis. - Berichte aus den Arbeitskreise Heimische Orchideen, 19: 82-84.
Del Prete C., 1977. Contributi alla conoscenza della Orchidaceae d'Italia: 2. Il genere Cephalanthera Richard in Toscana. Atti della Società Toscana di Scienze Naturali - Memorie serie B (biologica), 84: 17 - 34.
Druce G. C., 1906. The Annals of Scottish natural history, 15: 225.
Foggi B., Grigioni A., Luzzi P., 2001. La flora dell'Isola di Capraia (Arcipelago Toscano): aggiornamento, aspetti fitogeografici e di conservazione. Parlatorea, 5: 5-53.
Fossi Innamorati T., 1991. La flora vascolare dell'Isola d'Elba (Arcipelago Toscano). Parte terza. Webbia, 45: 137-185.
Garbari F. Borzatti Von LoewenStern A., 2005. Flora pisana: elenco annotato delle piante vascolari della provincia di Pisa. Atti della Società Toscana di Scienze Naturali - Memorie ser. B, 112: 1-125.
Lazzarotto A., Mazzanti R., Nencini C., 1990. Geologia e morfologia dei Comuni di Livorno e Collesalvetti. Quaderni del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno, 11: 1-85.
Mannocci M., Barsotti G., 1989. Aggiunte alla flora dell'Isola di Capraia (Arcipelago Toscano). Quaderni del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno, 10: 39-45.
Miller P., 1768. The Gardeners Dictionary. The Eighth Edition. London.
Pierini B., Garbari F. Peruzzi L., 2009. Flora vascolare del Monte Pisano (Toscana nordoccidentale). Informatore Botanico Italiano, 41: 147-213.
Selvi F., Bettini D., 2004. La flora di Monterufoli- Caselli in Val di Cecina (Toscana): un'area protetta di rilevante interesse botanico. Webbia, 59: 349-393.
Tyteca D., 2003. Observations sur les orchidées de l'Ile de L'Elbe. L'Orchidophile. 158: 189-195. 
 

Extended abstract

In this note the first occurrence of Cephalanthera damasonium (Mill.) Druce in the province of Livorno (Tuscany, central Italy) is reported. In this area, the Cephalanthera genus was represented before only by the relatively common C. longifolia (L.) Fritsch and by the slightly rarer C. rubra (L.) L.C. Rich. The finding site is located between Parrana San Giusto and Parrana San Martino at 140 m a.s.l. The soil is alkaline and rich in fragments of limestone due to the shattering of the coralline reef rocks formed almost entirely from the skeleton of colonial corals of the upper Miocene. The observed specimens form a small population of twelve plants in lightly shaded and fresh but not wet conditions. Only three plants in this new site flowered during the season of the finding.

 
 
 
Allegati:
FileDescrizioneDimensione del File
Scarica questo file (Cephalanthera damasonium (Mill.) Druce prima segnalazione per la provincia ~.pdf)Cephalanthera damasonium (Mill.) Druce prima segnalazione per la provincia ~.pdfVersione originale stampabile606 kB

Alla scoperta dei Monti Livornesi
Escursione n. 1:

Il Botro Fortulla

di
Franco Sammartino
 
E' Sabato pomeriggio, fa caldo, ci troviamo alle 14:30 al parcheggio sotto al viadotto della Variante a Fortullino, a breve distanza dalla vecchia Aurelia, alcuni chilometri prima di Castiglioncello.
In settimana avevamo progettato di iniziare ad esplorare l'area intorno al Monte Pelato per documentare tutti gli aspetti archeologico-naturalistici, eventualmente presenti, anche in vista di una possibile e auspicabile destinazione della zona ad "area protetta".
Caricati gli zaini ci incamminiamo per trovare un varco fra la vegetazione per poter scendere sul greto del Botro Fortulla. Sebbene siano due mesi che non piove e siamo di giugno, c'è abbastanza acqua. Cominciamo a risalire il corso del torrente fra le canne ma fatti pochi metri ci fermiamo subito, ci troviamo fra i piedi un rettile, un piccolo serpente di una quarantina di cm. E' bellissimo! mai visto, ma cos'è? Sembra un piccolo boa, guarda che bel disegno nero geometrico sulle squame giallastre. Sarà mica esotico? Servizio fotografico e filmato.
image003
Cervone (Elaphe quatorlineata) - Foto F. Sammartino
 
Dopo 15' si riparte, sulla sponda sinistra si osservano varie piante di Periploca graeca, una lianacea dai piccoli ma bellissimi fiori rosso fegato, che produrranno una coppia di "baccelli" (i cosiddetti "follicoli") di forma stretta e allungata. E' una pianta poco comune, anche perché non si fa notare facilmente, che ha rischiato di estinguersi a seguito delle ultime glaciazioni. In Italia si trova solo in Toscana ed in due aree circoscritte della Calabria e della Puglia. In questa prima parte il Fortulla attraversa una formazione calcarea.
image005
Periploca graeca - Foto F. Sammartino 
 
Facciamo un centinaio di metri, e ci fermiamo di nuovo per un filmato ad una grossa anguilla, un tempo così comune, oggi così rara! Poco dopo anche un granchio di fiume. Anche questo è da ritenere un incontro fortunato, questo crostaceo d'acqua dolce è diventato estremamente raro nei corsi d'acqua dei Monti livornesi.
image007
Granchio di fiume (Potamon fluviatilis) - Foto F. Sammartino 
 
Sul greto si cominciano ad incontrare pietre giallastre che si differenziano nettamente da quelle calcaree, bianco grigiastre. Queste pietre ci fanno capire che ci stiamo avvicinando ad una diversa formazione geologica e alla zona delle miniere di magnesite, famose nel mondo fino agli anni '40 del secolo scorso, quando l'Italia era uno dei maggiori produttori di magnesio.
La fitta vegetazione a macchia mediterranea, protende i suoi rami sul torrente ma ad un certo punto l'alveo si allarga, perchè c'è un grosso affioramento di rocce calcaree, e ci appare davanti una piccola ma suggestiva cascatella, la cui presenza, già da qualche minuto, ci era stata preannunciata dal rumore del suo scroscio.
A valle si è formata una pozza più grande, e c'è del movimento sott'acqua, sono rovelle, piccoli pesci dalle caratteristiche pinne rosso arancio, che si intravedono appena sotto le increspature delle onde. 
image009 
Tratto del Botro Fortulla - Foto F. Sammartino
 
Sul lato sinistro, dopo questa pozza, si incontra un piccolo argine composto da argilla grigiastra ed in basso, quasi al livello dell'acqua affiorano degli strati molto sottili di argille scagliose e poco più avanti, delle rocce più consistenti grigie scure con delle piccole e strane protuberanze sulla superficie. Con le mani prendiamo dell'acqua per togliere la terra che impedisce di vedere bene la superficie. Alcune sono sottili e hanno forma cilindrica allungata, altre sono simili a dei dischetti appiattiti. Sono impronte fossili lasciate da invertebrati, su antichi fondali marini durante la ricerca del cibo nella fanghiglia. Queste rocce sono del periodo Cretaceo, allora si tratta di animali vissuti oltre sessantacinquemilioni di anni fa!. Vanno fotografate.
image010
Impronte fossili (Ichnofossili) - Foto F. Sammartino
 
Proseguiamo e sul letto del torrente, qui c'è pochissima acqua, aumentano i ciottoli giallastri di magnesite, alcuni hanno delle piccole fessure dentro le quali si osservano belle cristallizzazioni di dolomite, in altre si trova anche della pirite con piccoli cristalli molto alterati in limonite.
Dobbiamo lasciare il torrente per un breve tratto perchè l'acqua più alta e la vegetazione sulle sponde ci impedisce di proseguire. Si riscende sul greto in un tratto pianeggiante e sul fondo in un tratto sabbioso, dove il livello dell'acqua raggiunge anche trenta cm, viene notato un oggetto di forma circolare. Con un bastone riusciamo ad avvicinarlo alla sponda ed a raccoglierlo. E' il piede di un vasetto in ceramica, molto consunto. Ripulito dalle alghe che ne ricoprivano le superfici, ci mostra delle piccole porzioni di superficie ricoperte da vernice nera. Sembra un frammento di una coppa di epoca etrusco-romana, ha oltre duemila anni!. E cosa ci fa qui? Guardandoci intorno ci accorgiamo che c'è un'ampia zona pianeggiante sul lato destro del Fortulla, sembrerebbe in una posizione ottimale per un eventuale insediamento umano, magari una capanna. L'ispezione del pianoro inizia, siamo tutti elettrizzati, ma presto ci rendiamo conto che è impossibile cercare, data la fitta vegetazione ed il notevole strato umifero. Comunque resti evidenti non ce ne sono, né pietre né resti di mura, né altri oggetti. Forse è un falso"allarme". Chissà da dove arriverà questo frammento.
Riprendiamo la risalita del torrente dove, a questo punto, i ciottoli e le rocce affioranti sono composte quasi esclusivamente da magnesite. Un grosso masso è attraversato da un filoncello di quarzo. Proviamo a spaccarlo; si divide in due pezzi ed appare un geode di quarzo, bellissimo!, con cristalli molto brillanti di colore rosato. E' uno dei quarzi più belli mai trovati nel livornese.
image012
Quarzo su Calcedonio - Foto F. Sammartino
 image018Melanoflogite - Foto F. Sammartino
 
Proseguiamo, e subito dopo in uno spiazzo assolato, sulla sinistra del Fortulla vicino ad un ginepro appaiono delle splendide fioriture di orchidee con fiori violacei. Foto da tutte le posizioni...
image014  image016 
Anacamptis pyramidalis - Foto F. Sammartino - Cephalanhtera rubra
 
Lasciamo il corso del torrente e saliamo per il ripido pendio sulla sinistra, dopo un quarto d'ora circa, ci troviamo davanti all'apertura di una delle gallerie della vecchia miniera. Davanti ad essa frammenti di rocce di magnesite e dolomite di colore molto chiaro, anche leggermente verdastro, le cui superfici sono coperte da globuletti incolori di qualche millimetro, trasparentissimi, ma non sono gocce di rugiada. E' la melanoflogite, una rarissima varietà di quarzo, che si presenta raramente in cristalli isolati ma quasi sempre in aggregazioni di microcristalli cubici in modo da assumere forme sferoidali. Questo è l'unico posto al mondo dove ne è stata trovata in abbondanza, ed è ricercatissima dai collezionisti di minerali. Dopo aver raccolto alcuni campioni, proseguiamo verso est e ci troviamo di fronte ad un interessante deposito di travertino, ancora in corso di formazione. Si vedono delle foglie di olmoche ne sono parzialmente inglobate, fra qualche tempo diventeranno.....fossili.
Poco più avanti si apre un grande spazio erboso ricco di fiori, forse un tempo coltivato, con numerosi arbusti di ginepro, prugnolo e con alberelli di pero selvatico in fiore. Troviamo svariati insetti che ci svolazzano intorno, libellule, farfalle e bombi. Guardando con attenzione fra i rami degli arbusti, si notano altri animaletti, alcuni corrono su e giù fra i rami freneticamente, altri sono immobili estremamente mimetici. Ci colpiscono molto alcuni coleotteri, buprestidi e curculionidi, questi ultimi forniti di una specie di proboscide, un vero e proprio rostro che utilizzano per perforare legno e semi.
image020
Buprestide - Foto F. Sammartino
 
image022
Curculionide - Foto F. Sammartino 
 
Con le macchine fotografiche sempre calde, dopo aver immortalato quasi tutte le bestiole, ritorniamo sul torrente. Sul lato opposto a quello delle miniere cominciano ad affiorare nella macchia, grossi blocchi di rocce molto mineralizzati, ricchi di fessure riempite da dolomite, quarzo e calcedonio bianco e azzurrato. Di lì a poco le tracce di magnesite sul greto cominciano a rarefarsi, probabilmente la zona di maggior concentrazione, doveva trovarsi proprio sotto alla zona delle miniere che si aprono sul versante sinistro a quote più elevate, come quella che abbiamo visitato poco fa. Ai lati del Fortulla si cominciano a trovare alberi con fusto molto alto, cerri, lecci, ornelli e allori, e non manca qualche fico, sui quali si sono arrampicati la vitalba e la rosa, con i loro fusti ciondolanti che ricordano le liane della giungla africana.
Dopo alcuni minuti senza ritrovamenti particolari, abbiamo tentato di fotografare delle libellule senza riuscirci, cominciamo a trovare pezzi di laterizi e conci di calcare, quindi, con grande stupore, ci troviamo davanti una vera e propria muraglia, opera dell'uomo, costruita con blocchi di pietra squadrati e mattoni.
E' alta più di dieci metri e larga trentacinque, cosa sarà?. Sembra il muro di un castello medievale. La aggiriamo, dietro non c'è niente. Ma allora sarà una diga, è proprio a sbarramento sul torrente. Fatte le foto di rito e prese delle misure della struttura, proseguiamo.
image024
La diga sul Botro Fortulla - Foto G A P L
 
Cioè, avremmo voluto proseguire, ma qualcuno di noi si è ricordato di avere un orologio, che purtroppo suggeriva la via del ritorno. Così, dopo più di quattro ore, ubriachi d'aria come sempre, e con gli zaini pieni di scoperte ed emozioni torniamo indietro, facendo un primo riassunto della giornata, ponendoci mille domande, interrogativi, a molti dei quali, forse, non potremo dare mai una risposta. Ovviamente sulla via del ritorno abbiamo trovato e raccolto qualche altro sasso.
Ci diamo appuntamento come sempre a... martedì alle 17:30 al Museo di Storia Naturale, alla nostra Sede. Ma la giornata ovviamente non finisce qui, le emozioni continuano anche dopo aver tolto la "divisa" da esploratori. Appena a casa si farà la doccia e, famiglia permettendo, non si vedrà l'ora di controllare come sono venute le foto e di fare una prima ricerca sui libri per provare ad identificare il materiale raccolto o solamente documentato.
Quando si riparte?!
FINE
 
Prossimamente: Escursione n. 2 – La Valle del Rio Popogna

Free Joomla! template by Age Themes